Tema 01 — Fiscalità dei grandi patrimoni

Un'imposta annuale sui patrimoni superiori a 50 milioni di euro

In una frase: un'imposta minima del 2% l'anno, solo sopra i 50 milioni di euro e solo per chi oggi versa sistematicamente meno — con le obiezioni serie dichiarate apertamente.

Il problema
"Se una scimmia accumulasse più banane di quante ne possa mangiare, mentre la maggioranza delle scimmie muore di fame, gli scienziati studierebbero quella scimmia per scoprire cosa diavolo le stia succedendo. Quando a farlo sono gli umani, li mettiamo sulla copertina di Forbes." — frase generalmente attribuita a Emir Sader, sociologo e politologo brasiliano

La ricchezza si concentra più velocemente di quanto cresca l'economia

Il World Inequality Lab documenta una crescita sostenuta della quota di ricchezza detenuta dall'1% più ricco a livello globale nell'ultimo trentennio. In Italia, i Conti distributivi di Banca d'Italia confermano il fenomeno su base nazionale: il 10% delle famiglie più abbienti detiene il 60,6% della ricchezza netta totale, mentre il 50% meno ricco possiede appena il 7,2%. L'indice di Gini, che misura la disuguaglianza, è salito da 71,5 (2024) a 72,2 (2025) — la concentrazione è in aumento, non stabile.

Chi si mangia la torta — quota di ricchezza netta, Italia
10% più ricco — 60,6%
40% intermedio — 32,2%
50% meno ricco — 7,2%
Banca d'Italia, Conti distributivi sulla ricchezza delle famiglie, 4° trim. 2025 — quota intermedia calcolata per differenza

Guardando alla fascia più alta della distribuzione, il dato è ancora più netto: il 5% delle famiglie più ricche possiede oggi il 50,3% della ricchezza netta nazionale, contro il 46% del 2022 — un salto di quattro punti in tre anni. A livello globale, il rapporto commissionato dalla presidenza brasiliana del G20 all'economista Gabriel Zucman (giugno 2024) stima che i miliardari versano oggi in media l'equivalente dello 0,3% del proprio patrimonio in tasse ogni anno, a fronte di un rendimento reale medio del 7,5% annuo negli ultimi quattro decenni — un divario che nessun sistema fiscale, per quanto progressivo sulla carta, riesce oggi a colmare.

In Italia il problema ha una faccia specifica: il sistema fiscale ha smesso da tempo di essere progressivo ai livelli più alti della distribuzione. Le rendite finanziarie sono tassate al 26% (12,5% sui titoli di Stato), le locazioni al 21-26% con cedolare secca, mentre i redditi da lavoro dipendente arrivano ad aliquote marginali che superano il 60% già a 32.000 euro se si contano le addizionali locali. Il governo ha inoltre esteso più volte la flat tax sui redditi esteri per i nuovi residenti facoltosi, portandola da 100.000 a 300.000 euro l'anno — un regime pensato per attrarre grandi patrimoni stranieri, non per tassarli. L'imposta di successione italiana genera un gettito inferiore allo 0,1% del PIL, contro circa lo 0,3% di Francia, Germania e Spagna: la trasmissione della ricchezza tra generazioni è oggi, in pratica, quasi esente da imposta.

Aliquote a confronto: lavoro dipendente vs rendite e patrimonio
Lavoro dipendente (oltre 32.000€, con addizionali)
oltre 60%
Locazioni, cedolare secca
21-26%
Rendite finanziarie
26%
Titoli di Stato
12,5%
Aliquote nominali italiane vigenti; l'aliquota sul lavoro dipendente è marginale e comprende le addizionali IRPEF locali su un reddito di 32.000€
Verificata Banca d'Italia — Conti distributivi sulla ricchezza delle famiglie, 4° trimestre 2025 → bancaditalia.it/statistiche/conti-distributivi
La proposta
Condizione abilitantePerché una soglia patrimoniale sia applicabile e non aggirabile servono due infrastrutture comuni a tutte le proposte fiscali di questo sito: l'anagrafe della ricchezza, che mette in comunicazione dati finanziari, catastali e societari oggi tenuti in archivi separati, e il calcolo per trasparenza sui patrimoni detenuti attraverso società. Senza queste due, qualunque soglia resta più facile da eludere che da far rispettare.

Imposta annuale del 2% sui patrimoni netti sopra i 50 milioni di euro

Applicata solo alla componente di patrimonio che eccede la soglia, con meccanismi di valutazione standardizzati per asset illiquidi e cooperazione internazionale per evitare l'elusione tramite trasferimento di residenza fiscale.

Una soglia patrimoniale, però, presuppone di sapere quanto vale il patrimonio complessivo di ciascuno: oggi lo Stato non lo sa, perché tiene separati gli archivi che lo comporrebbero. Per questo la proposta si appoggia all'anagrafe della ricchezza descritta nel tema sulle rendite finanziarie — infrastruttura comune a questa proposta, a quella sulle rendite e a quella sulla concentrazione immobiliare, con il compromesso tra capacità impositiva e privacy dichiarato apertamente.

Nel dettaglio, non è un'aliquota fissa su tutto il patrimonio, ma un meccanismo di "top-up": chi paga già, tra imposte sul reddito e sul patrimonio, l'equivalente del 2% del proprio patrimonio l'anno non deve nulla in più. L'imposta si applica solo alla differenza, per chi oggi versa sistematicamente meno. È il modello proposto da Zucman per i miliardari a livello G20 e discusso in Francia nel 2025 come taxe Zucman (soglia 100 milioni di euro, aliquota 2%, circa 1.800 contribuenti, gettito stimato fino a 20 miliardi di euro l'anno) — arrivata a un voto parlamentare all'Assemblea Nazionale francese (approvata alla Camera, respinta al Senato nel 2025).

In Italia il dibattito politico è già aperto: la proposta di legge di iniziativa popolare "1% Equo", depositata il 7 maggio 2026, prevede aliquote progressive dall'1% (patrimoni tra 2 e 5 milioni) al 3,5% (oltre 20 milioni), con gettito stimato tra 26 e 60 miliardi l'anno, vincolato a sanità, istruzione, casa, lavoro e transizione ecologica. La CGIL di Maurizio Landini propone invece un contributo di solidarietà dell'1,3% sui patrimoni netti sopra i 2 milioni. Sono numeri politici, non stime indipendenti verificate — vanno citati come tali, non come dati certi.

Perché non è la vecchia patrimoniale

La differenza tecnica con le patrimoniali "classiche" è decisiva. L'imposta di solidarietà sulle fortune francese (ISF), introdotta nel 2011 con soglia a 790.000 euro e aliquota fino all'1,5%, era così piena di scappatoie ed esenzioni settoriali da generare meno di 3 miliardi di euro l'anno — un fallimento spesso citato per screditare ogni patrimoniale, ma che riflette un disegno debole, non l'impossibilità della misura. La taxe Zucman punta a una base imponibile molto più ristretta (poche migliaia di contribuenti nel mondo) ma senza le eccezioni che avevano svuotato l'ISF, con un'aliquota ancorata al patrimonio complessivo, non al singolo strumento finanziario.

Resta un nodo tecnico reale: cosa succede quando il patrimonio non è liquido? Il caso più citato nel dibattito francese è quello di Mistral AI, che non genera ancora profitti: i suoi azionisti non avrebbero contante per pagare un'imposta sul valore (teorico) delle proprie quote. La soluzione proposta è il pagamento in natura: cedere allo Stato una piccola quota azionaria equivalente all'imposta dovuta, invece del contante.

Quelle quote confluirebbero in un fondo sovrano, che le detiene nel tempo e distribuisce un dividendo — un rendimento che cresce se le imprese crescono, invece di un prelievo che si consuma nell'anno in cui viene incassato. I precedenti esistono e sono di natura diversa fra loro: il fondo sovrano norvegese, che investe le rendite petrolifere per le generazioni future; l'Alaska Permanent Fund, che dal 1982 versa un dividendo annuale a ogni residente; e il piano Meidner discusso in Svezia negli anni Settanta, che prevedeva il trasferimento graduale di quote azionarie a fondi collettivi dei lavoratori — non attuato, ma studiato a fondo.

Non si tratterebbe di tassare per togliere, ma di possedere insieme una parte della ricchezza che il paese produce. Chi paga non perde il controllo dell'impresa, che resta in mano ai suoi azionisti di maggioranza.

Il fondamento costituzionale

Sul piano costituzionale, un'imposta minima sui patrimoni sopra una soglia molto alta non è un'eccezione al sistema, ma un'applicazione diretta di principi già scritti in Costituzione. L'art. 53 impone che tutti concorrano alle spese pubbliche "in ragione della loro capacità contributiva", in un sistema tributario "informato a criteri di progressività". Un'imposta che colpisce solo chi oggi versa sistematicamente meno rispetto al proprio patrimonio non è quindi un'innovazione: è un correttivo a una progressività già prevista, ma oggi disattesa ai livelli più alti della distribuzione. L'art. 3, secondo comma, affida alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano di fatto l'uguaglianza e la "effettiva partecipazione" di ogni persona alla vita del paese — e lo stesso art. 42 subordina la proprietà privata a limiti che ne assicurino "la funzione sociale". La Corte Costituzionale, del resto, ha già chiarito che è la garanzia dei diritti fondamentali a dover incidere sul bilancio pubblico, "e non l'equilibrio di questo a condizionarne la doverosa erogazione" (sent. n. 275/2016). I dettami della Costituzione tolgono quindi terreno all'idea che una patrimoniale sui grandi patrimoni sia un'eccezione da giustificare: è, piuttosto, una possibilità già prevista dalla Carta.

Il tassello complementare: una vera imposta di successione

Tassare ogni anno i grandi patrimoni senza toccare il momento in cui passano di generazione lascerebbe aperta la porta principale — è l'incoerenza segnalata da Giuseppe Pisauro (vedi Obiezioni). Oggi l'imposta di successione italiana genera un gettito inferiore allo 0,1% del PIL, contro circa lo 0,3% di Francia, Germania e Spagna: con franchigia a 1 milione di euro per i parenti in linea retta e aliquota del 4% oltre soglia, è tra le più leggere d'Europa. E la posta in gioco cresce: secondo lo studio Bocconi-Allianz citato nella puntata Revolution del 31/12/2025, nei prossimi 20-25 anni passeranno di mano in Italia eredità per circa 1.700 miliardi di euro, e secondo Il Sole 24 Ore del 9 settembre 2026 a Roma e Milano circa 500 miliardi di euro tra case ed eredità sono in mano a persone con più di 70 anni.

La proposta include quindi un secondo pilastro: una revisione dell'imposta di successione concentrata sui grandi patrimoni ereditati — franchigie invariate per la stragrande maggioranza delle famiglie, aliquote progressive sopra soglie alte — con gettito vincolato a sanità e non autosufficienza, le voci di spesa che l'invecchiamento renderà più pesanti. Non esiste oggi una stima indipendente verificata del gettito di questa revisione per l'Italia: lo diciamo esplicitamente, invece di inventare una cifra.

La fonte
Verificata Gabriel Zucman — "A blueprint for a coordinated minimum effective taxation standard for ultra-high-net-worth individuals", rapporto per la presidenza brasiliana del G20 (giugno 2024), citato da Rai Radio 3, Revolution, puntate del 24/09/2025, 10/11/2025 e 10/06/2026 (intervista a Giuseppe Pisauro)

Zucman propone uno standard minimo internazionale del 2% annuo sui patrimoni oltre 1 miliardo di dollari, poi discusso in versioni adattate anche per soglie nazionali più basse.

→ gabriel-zucman.eu — rapporto G20 (PDF)
Verificata World Inequality Report 2026 (World Inequality Lab) — capitolo 7, "Global Taxation of Multi-Millionaires"

Stime globali di gettito da una tassazione minima dei grandi patrimoni, usate anche nel blocco Impatto stimato qui sotto.

→ wir2026.wid.world — capitolo 7 del World Inequality Report 2026 → il rapporto completo (PDF)
Revolution (Rai Radio 3, Stefano Feltri) — puntata del 31/12/2025 "Il futuro della salute"

Riporta lo studio Bocconi-Allianz sull'invecchiamento e la stima dei circa 1.700 miliardi di euro di eredità attese nei prossimi 20-25 anni. Fonte giornalistica di commento, non un dato primario.

Senza bollo di proposito: lo studio Bocconi-Allianz citato non è pubblicamente linkabile — la cifra va quindi letta come ordine di grandezza riportato da una fonte giornalistica.

→ pagina del programma su Spotify
Verificata Banca d'Italia — "I conti distributivi sulla ricchezza delle famiglie: metodi e prime evidenze", QEF 836/2024 → bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2024-0836
Verificata EU Tax Observatory — "Resources for a Safe and Resilient Europe: The Case for Minimum Taxation of Ultra-High-Net-Worth Individuals in the EU" (marzo 2025)

La stima indipendente più vicina alla nostra proposta: un'imposta minima del 2% sui patrimoni sopra i 100 milioni di euro genererebbe 8,3 miliardi l'anno in Italia (15 miliardi con aliquota al 3%), su un totale UE di 67 miliardi. Nella stessa tabella, i 71 miliardari italiani censiti da Forbes a marzo 2025 detenevano 299 miliardi di euro.

→ taxobservatory.world — il rapporto completo (PDF)
Verificata Acciari, Alvaredo, Morelli — "The Concentration of Personal Wealth in Italy 1995-2016", Journal of the European Economic Association

La misura più solida della concentrazione patrimoniale italiana, perché ricostruita dalle dichiarazioni di successione e non da un campione — che sulla coda estrema è inaffidabile. Il top 1% degli adulti detiene il 22% della ricchezza, contro il 16% del 1995; il top 0,1% il 9,3%, il top 0,01% — circa 5.000 persone — il 5%. Nello stesso periodo la metà meno abbiente è scesa dall'11,7% al 3,5%. I dati si fermano al 2016: le serie più recenti sono estrapolazioni.

→ cepr.org/voxeu — sintesi degli autori, con i dati principali
Le proposte "1% Equo" (aliquote 1%-3,5%, gettito stimato 26-60 miliardi) e della CGIL (contributo 1,3% sopra i 2 milioni) sono citate per completezza del dibattito, ma sono stime politiche di parte, non frutto di un'analisi pubblica replicabile — vanno trattate come tali, non come dati verificati.
Obiezioni
Chi ha grandi patrimoni sposterà la residenza fiscale altrove
RispostaRischio reale e documentato in casi come la Francia (ISF, anni '90-2010). Va mitigato con exit tax e cooperazione UE sullo scambio automatico di informazioni patrimoniali, non ignorato.
I patrimoni illiquidi (aziende, immobili) sono difficili da valutare ogni anno
RispostaVero limite tecnico. Serve un meccanismo di valutazione triennale con aggiornamento su eventi rilevanti (vendite, quotazioni), non una stima annuale puntuale impossibile da amministrare. Il caso più citato nel dibattito francese è quello di società che non generano ancora profitti (es. Mistral AI): i soci non avrebbero contante per pagare un'imposta sul valore teorico delle proprie quote. La soluzione proposta è il pagamento in natura, con le quote conferite a un fondo sovrano che ne distribuisce il dividendo: non un prelievo che si consuma, ma una quota di proprietà collettiva — il meccanismo è descritto nel blocco "La proposta" qui sopra.
Esperienze passate di patrimoniali in Europa hanno reso poco e costato molto da amministrare
RispostaCorretto per le patrimoniali generaliste su patrimoni medi (es. Francia pre-2018). L'ISF francese, con soglia a 790.000 euro e aliquota fino all'1,5%, era così piena di scappatoie da generare meno di 3 miliardi l'anno — un disegno debole, non la prova che la misura sia impossibile. La proposta qui riguarda solo l'1% più alto, con soglia molto più selettiva e senza le eccezioni che avevano svuotato l'ISF: il confronto storico non è direttamente applicabile.
L'obiezione più seria: da sola non basta a rendere il sistema più equo o efficiente
RispostaGiuseppe Pisauro, economista ed ex presidente dell'Ufficio Parlamentare di Bilancio, osserva che una patrimoniale sui super-ricchi aumenta il gettito ma da sola non incide sul potenziale di crescita del paese, perché non tocca le distorsioni strutturali del sistema fiscale italiano (frammentazione dell'IRPEF, flat tax per le partite IVA, cuneo fiscale). Segnala inoltre un'incoerenza di fondo: sarebbe illogico tassare ogni anno i grandi patrimoni senza un'imposta di successione seria che ne freni la trasmissione intergenerazionale, oggi quasi esente da imposta. Questa obiezione va presa sul serio: la proposta non sostituisce una riforma fiscale complessiva, la accompagna — ed è coerente solo se letta insieme al tema di Patto Equo sulla tassazione differenziata delle rendite finanziarie e alla revisione dell'imposta di successione descritta nel blocco "La proposta".
Impatto stimato
Chi ci perde
i grandi patrimoni: 71 miliardari italiani e i centimilionari
Secondo il rapporto Zucman/G20 (2024), circa 3.000 miliardari nel mondo (oltre 1 miliardo di dollari di patrimonio) versano oggi meno del 2% del proprio patrimonio in tasse ogni anno. In Italia l'EU Tax Observatory censiva 71 miliardari a marzo 2025, con 299 miliardi di euro di patrimonio complessivo. Il numero esatto di soggetti italiani sopra i 50 milioni non è invece pubblicato da nessuna fonte: i Conti distributivi di Bankitalia si basano su un campione, che per costruzione non cattura bene la coda estrema della distribuzione.
bilancio
Chi ci guadagna
8,3 miliardi di euro l'anno in Italia
Stima dell'EU Tax Observatory (marzo 2025) per un'imposta minima del 2% sui patrimoni italiani sopra i 100 milioni di euro, che diventano 15 miliardi con aliquota al 3%. È una soglia più alta della nostra ed è applicata all'intero patrimonio anziché alla sola parte eccedente, quindi non è la stima della nostra proposta: è però l'ordine di grandezza indipendente più vicino, e viene da un centro di ricerca accademico e non di parte. A livello globale il rapporto Zucman/G20 indica 200-250 miliardi di dollari l'anno dai soli miliardari. I 26-60 miliardi di "1% Equo" e l'1,3% della CGIL restano invece stime politiche di parte, non analisi pubbliche replicabili.

In sintesi: non proponiamo un'aliquota confiscatoria né una patrimoniale generalizzata su tutti i risparmi delle famiglie italiane. Proponiamo un'imposta minima, che scatta solo per chi oggi versa sistematicamente meno del dovuto rispetto al proprio patrimonio, sopra una soglia molto alta (50 milioni di euro), con un meccanismo di pagamento in natura per i casi di illiquidità. È un modello già discusso e votato in Francia, con un'obiezione seria e documentata da affrontare apertamente: da sola non basta a rendere il sistema fiscale italiano più equo o più efficiente. Va letta insieme alle altre proposte di questo sito, non come soluzione isolata.

Glossario minimo: "top-up", "exit tax"
DefinizioniTop-up: meccanismo per cui l'imposta si applica solo alla differenza tra quanto si versa già e la soglia minima dovuta — chi paga già abbastanza non deve nulla in più. Exit tax: imposta sul valore maturato del patrimonio applicata al momento del trasferimento della residenza fiscale all'estero, per rendere non conveniente la fuga fiscale.

Temi correlati: 02 — Tassazione delle rendite finanziarie · 03 — Limite alla concentrazione immobiliare

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