Tema 05 — Politiche migratorie e diritto d'asilo

Confini governati, non subiti: limiti veri agli ingressi, canali legali che funzionano, rimpatri effettivi

In una frase: far funzionare davvero i canali legali d'ingresso (oggi solo il 7,8% delle quote diventa un permesso reale), separare il soccorso in mare dal controllo di polizia, rendere effettivi i rimpatri di chi non ha titolo a restare, valutare gli accordi con paesi terzi sui risultati.

Chi rischia la vita per attraversare un mare non sta scegliendo tra le nostre politiche: sta scegliendo se arrivare vivo o no. Un paese che si rispetta può pretendere regole serie sui confini e, insieme, rifiutarsi di guardare altrove quando qualcuno affoga a poche miglia dalle nostre coste — non sono due obiettivi in conflitto, sono la stessa idea di responsabilità.

Il problema

I numeri non sostengono il racconto dell'invasione, ma il sistema resta inefficiente e la rotta resta letale

In Italia risiedono oggi 5,3 milioni di cittadini stranieri (9% della popolazione): un dato stabile da anni, non un'emergenza recente. Le comunità principali — Romania, Albania, Marocco, Cina — sono presenti da 15-20 anni.

Nel 2025 gli sbarchi sono stati 66.296, quasi identici al 2024 e ben sotto il 2023 (-57,9%): un fenomeno che oscilla con gli accordi di transito, non un'invasione in atto. Le 142.233 persone nelle strutture di accoglienza a fine 2025 restano però un numero da gestire con capacità reali, non illimitate: è il limite di accoglienza e integrazione — non i flussi in sé — il vero rischio quando la gestione fallisce. Lo mostrano le banlieue parigine: segregazione urbana, disoccupazione giovanile concentrata e integrazione mancata, non il numero di chi è arrivato.

Malgrado il calo degli sbarchi, la rotta resta letale: l'OIM ha registrato 2.279 morti e dispersi nel 2024, e nel 2025 il Missing Migrants Project ne conta già oltre 1.000 entro novembre sulla sola rotta del Mediterraneo centrale. Le stime variano da fonte a fonte — non esiste un conteggio esatto, e va detto invece di scegliere la cifra più comoda.

Il decreto flussi 2026-2028 prevede 497.550 ingressi programmati per lavoro, meno del fabbisogno stimato da Unioncamere-Excelsior (circa 617.000 lavoratori richiesti dalle sole imprese private). Il problema non è solo la quantità: solo il 7,8% delle quote 2024 si è tradotto in un permesso di soggiorno effettivo (dati Ero Straniero) — un sistema che promette canali legali e poi li rende quasi inagibili.

Il fabbisogno di manodopera si inserisce in una traiettoria demografica reale: nel triennio 2026-2028 la popolazione in età lavorativa (20-64 anni) è attesa diminuire di oltre un milione di persone, mentre la natalità italiana continua a scendere (355.000 nati nel 2025, fecondità al nuovo minimo storico di 1,14 figli per donna — vedi tema 04 — Politiche per le famiglie e la natalità). Ma non è corretto leggere questi due dati come se l'immigrazione fosse, di per sé, la soluzione a entrambi: il calo della forza lavoro si affronta soprattutto aumentando la produttività del paese, e il calo delle nascite con politiche familiari serie, non delegandolo alla sola componente migratoria. Che nel 2023 il saldo migratorio degli stranieri (+334.000) abbia arginato il calo demografico complessivo è un dato di realtà da gestire con serietà — non una politica demografica, e tantomeno un argomento per non affrontare alla radice produttività e natalità.

Il decreto Cutro (d.l. 20/2023) ha inasprito le pene per i trafficanti (dal reato base di 1-5 a 2-6 anni, dall'aggravato di 5-15 a 6-16 anni, fino a 20-30 anni in caso di morte di più persone) ma ha anche abolito la protezione speciale per chi aveva costruito legami di lavoro o famiglia in Italia — restringendo, non ampliando, le vie legali di regolarizzazione.

Il dibattito pubblico su questi temi si sposta inoltre sempre più spesso dal piano amministrativo (quanti ingressi, quali procedure) a un piano esplicitamente identitario. Il 18 aprile 2026 si è tenuto a Milano, in piazza Duomo, il "Remigration Summit" organizzato dal gruppo europeo dei Patrioti, con la partecipazione annunciata di esponenti politici italiani. Il concetto di "remigrazione" — reso pubblico dall'inchiesta di Correctiv sull'incontro riservato di Potsdam del novembre 2023, confermata in sede giudiziaria da un tribunale di Amburgo che ha respinto la denuncia contro la testata — non riguarda soltanto l'espulsione di chi è irregolare: nei programmi di partiti come AfD prevede la rimozione, su basi etniche e culturali, anche di residenti legali e cittadini con background migratorio. È una proposta di natura diversa dalla gestione ordinaria dei flussi migratori, e va trattata come tale.

Verificata Ministero dell'Interno — Cruscotto statistico giornaliero, sbarchi e accoglienza → interno.gov.it/sbarchi-e-accoglienza-dei-migranti-tutti-i-dati
Verificata IOM — Missing Migrants Project → missingmigrants.iom.int/data
Cosa non sappiamo ancoraLe stime sui morti e dispersi in mare variano sensibilmente a seconda della fonte e della metodologia (da circa 2.300 a oltre 5.000 per il solo 2024, secondo i conteggi). Non esiste un numero certo e definitivo: lo diciamo esplicitamente invece di scegliere la cifra che fa più impressione.
La proposta

Quattro riforme concrete, non uno slogan sui confini

1. Rimpatri effettivi per chi non ha titolo a restare, e cooperazione seria sulle partenze. Secondo Eurostat, nel quarto trimestre 2024 l'Italia ha emesso 7.515 ordini di rimpatrio ma ne ha eseguiti effettivamente solo 1.265 (16,8%) — un rapporto non lontano dalla media UE, dove viene portato a termine solo circa un ordine di rimpatrio su quattro. Servono accordi di riammissione bilaterali vincolanti con i principali paesi di origine, tempi certi per l'esecuzione una volta esaurite le garanzie giudiziarie, e una cooperazione con i paesi di transito mirata a ridurre le partenze irregolari alla radice — senza per questo trasferire la responsabilità a paesi dove i diritti fondamentali non sono garantiti, come nei casi già documentati in Libia.

2. Un decreto flussi che funzioni davvero. Quote ancorate ogni anno alle stime indipendenti di fabbisogno (Unioncamere-Excelsior, Istat), con un obiettivo vincolante di conversione effettiva delle domande in permessi entro 12 mesi. Se oggi solo il 7,8% delle quote assegnate diventa un permesso reale, il problema non è quanti ingressi si programmano, ma quanto il sistema amministrativo è inefficiente — va risolto quello, prima ancora di discutere i numeri.

3. Soccorso in mare separato per legge dal controllo di polizia. La ricerca e soccorso (SAR) affidata in via prioritaria alla Guardia Costiera, con mezzi adeguati alle condizioni meteo avverse, e il contrasto ai trafficanti affidato alla Guardia di Finanza, con una catena di comando e di responsabilità chiara in caso di allarme — per evitare le ambiguità sull'attivazione dei soccorsi emerse nel processo di Crotone sul naufragio di Cutro.

4. Valutazione costi-benefici pubblica e vincolante prima di ogni nuovo accordo con paesi terzi sul modello del protocollo Italia-Albania, con verifica indipendente della Corte dei Conti sui risultati raggiunti rispetto alla spesa sostenuta, prima di autorizzare ulteriori stanziamenti.

La fonte
Verificata Corte Costituzionale — sentenza n. 120/2026 (3 luglio 2026), legittimità delle pene del decreto Cutro → cortecostituzionale.it/scheda-pronuncia/2026/120
ActionAid — Esposto alla Corte dei Conti sul protocollo Italia-Albania (ottobre 2025)

Chiede di accertare responsabilità amministrativo-contabili, mancanza di trasparenza negli affidamenti e uso distorto delle risorse pubbliche; stima tecnica dei costi totali intorno ai 653 milioni di euro su cinque anni.

→ meltingpot.org — I centri in Albania: uno spreco di soldi pubblici
Verificata Fondazione Leone Moressa — XV Rapporto annuale sull'economia dell'immigrazione, ed. 2025 ("Da stranieri a nuovi italiani") → fondazioneleonemoressa.org — presentazione e executive summary del Rapporto 2025
Verificata OCSE — International Migration Outlook 2025 (49ª edizione) → oecd.org — International Migration Outlook 2025
Verificata ISTAT — Indicatori demografici, anno 2025 → istat.it — Report Indicatori demografici, anno 2025
Unioncamere-Excelsior / lavoce.info — sul decreto flussi e il fabbisogno di lavoro straniero → lavoce.info — Nel decreto flussi numeri ambiziosi e problemi irrisolti
Eurostat — Returns of irregular migrants, statistiche trimestrali (Q4 2024)

7.515 ordini di rimpatrio emessi dall'Italia, 1.265 rimpatri effettivamente eseguiti (16,8%): un rapporto in linea con la media UE, dove circa un ordine su quattro si traduce in un rimpatrio reale.

→ ec.europa.eu/eurostat — Returns of irregular migrants
Verificata Correctiv — inchiesta sull'incontro di Potsdam (novembre 2023) e il piano di "remigrazione" → ilpost.it — In Germania l'estrema destra ha un piano per l'espulsione di massa
Revolution (Rai Radio 3, Stefano Feltri) — puntate del 23/01/2026, 06/02/2026, 25/02/2026 e 15/04/2026

Ricostruzione giornalistica della narrazione sull'insicurezza, dei decreti sicurezza, del processo di Crotone su Cutro e del dibattito sulla remigrazione, citata qui come contesto e spunto, non come fonte statistica primaria.

→ pagina del programma su Spotify
Obiezioni
Canali legali più ampi rischiano di essere letti come un incentivo a partire, non solo un aiuto a chi è già in viaggio
RispostaÈ un'obiezione legittima, ma confonde due leve diverse. L'apertura di canali legali riguarda chi vuole emigrare per lavoro, ed è gestibile con quote, selezione e accordi bilaterali. L'obbligo di soccorso in mare riguarda invece chi è già partito ed è in pericolo di vita: è un obbligo giuridico che discende dal diritto internazionale del mare, indipendente dalle politiche di ingresso. Trattarle come un'unica questione — "se aiutiamo chi rischia di annegare, ne arriveranno di più" — è proprio l'ambiguità che ha reso opaca la catena di soccorso nella notte di Cutro.
Il cosiddetto "pull factor": un soccorso più efficiente potrebbe incentivare partenze più rischiose
RispostaÈ un dibattito accademico reale, non risolto in una direzione definitiva. Alcuni studi sulle operazioni di soccorso nel Mediterraneo non trovano una correlazione significativa tra la presenza di mezzi di soccorso e il numero di partenze; altri la ipotizzano. Non esiste un consenso scientifico netto: va detto onestamente, invece di trattare l'ipotesi come un dato acquisito in un senso o nell'altro.
La capacità di accoglienza e integrazione ha un limite reale, non solo un problema di volontà politica
RispostaVero, soprattutto a livello locale: alcuni comuni, alcune scuole, alcuni servizi sociali sono oggi sotto pressione reale, non immaginaria — ed è un limite che trattiamo apertamente già nel blocco "Il problema", non un dettaglio da minimizzare. È un argomento a favore di una programmazione territoriale seria dell'accoglienza, basata sui dati di prefetture e Istat — non un argomento contro l'esistenza di canali legali in sé. Quanti fanno ingresso e come si distribuisce l'accoglienza sul territorio sono due questioni distinte, spesso confuse nel dibattito pubblico.
Il protocollo Albania nasceva da un problema reale — decongestionare l'accoglienza in Italia — anche se l'attuazione è stata giudicata fallimentare
RispostaRiconosciamo l'obiettivo di partenza come legittimo: gestire l'esame delle domande d'asilo fuori dal territorio nazionale non è di per sé un'idea priva di logica. Il problema sollevato da ActionAid e dall'esposto alla Corte dei Conti riguarda l'efficienza e la trasparenza nella realizzazione — contratti, costi, risultati — non necessariamente il principio in sé. Prima di ripetere il modello altrove servirebbe però la valutazione indipendente e vincolante che proponiamo qui, non un nuovo annuncio.
Impatto stimato
Chi ci perde, nel sistema attuale
oltre 1.000 morti/anno nel Mediterraneo centrale
Migranti e richiedenti asilo: rotta letale nonostante il calo degli sbarchi; protezione speciale abolita per chi aveva legami di lavoro o famiglia in Italia (decreto Cutro). Contribuenti italiani: centinaia di milioni di euro impegnati sul modello Albania (stima tecnica di circa 653 milioni su cinque anni) a fronte di risultati oggi contestati dalla Corte dei Conti. Imprese italiane: fabbisogno di manodopera insoddisfatto, con appena il 7,8% delle quote 2024 tradotte in permessi di lavoro stabili.
bilancio
Chi ci guadagna, con le riforme proposte
177 miliardi di euro di valore aggiunto (9% del PIL, 2024)
Secondo la Fondazione Leone Moressa, è il valore aggiunto prodotto dagli occupati stranieri nell'economia italiana nel 2024 — fino al 18% del valore aggiunto in agricoltura e al 16,4% in edilizia. Sul piano fiscale, il saldo tra entrate e uscite pubbliche legate alla presenza straniera è positivo per +1,2 miliardi di euro (dati 2023): 41,1 miliardi di entrate (di cui 25,5 miliardi di contributi sociali netti) contro 39,9 miliardi di uscite (di cui 19,2 miliardi di protezione sociale, 7,3 di scuola, 6,3 di sanità). A questo si aggiungono 787.000 imprenditori nati all'estero nel 2024 (+24,4% in dieci anni, contro un calo del 5,7% tra gli imprenditori nativi) e 8,3 miliardi di euro di rimesse inviate nel 2024 ai paesi d'origine. Canali legali funzionanti e soccorso separato dal controllo ridurrebbero inoltre la dipendenza dai trafficanti, il cui modello di business si regge proprio sulla scarsità di alternative legali.

In sintesi: non proponiamo l'apertura indiscriminata delle frontiere né la cancellazione dei controlli su chi trasporta persone a scopo di lucro. Proponiamo che i canali legali d'ingresso funzionino davvero — oggi solo il 7,8% delle quote assegnate diventa un permesso reale — che il soccorso in mare sia separato per legge dal controllo di polizia, che chi non ha titolo a restare venga effettivamente rimpatriato, e che ogni accordo con paesi terzi sia valutato sui risultati, non sull'annuncio. È un impianto compatibile con un controllo serio dei confini — ma incompatibile con proposte come la "remigrazione", fondate sulla rimozione su base etnica di residenti legali e cittadini: un confine che la Costituzione, non solo Patto Equo, traccia già da sola (art. 3 Cost.). È una distinzione che si può ancora scegliere di fare bene: regole giuste, applicate sul serio, tolgono terreno tanto ai trafficanti quanto a chi specula sulla paura — e restituiscono al paese il controllo che oggi, nei fatti, non ha.

Glossario minimo: "decreto flussi", "protezione speciale", "SAR"
DefinizioniDecreto flussi: il provvedimento con cui il governo fissa ogni anno (o triennio) quanti lavoratori stranieri possono entrare legalmente in Italia per lavoro. Protezione speciale: il permesso di soggiorno per chi non ha i requisiti dell'asilo ma ha costruito legami di lavoro o famiglia in Italia, abolito in gran parte dal decreto Cutro. SAR (Search and Rescue): le operazioni di ricerca e soccorso in mare previste dal diritto internazionale.

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