Tema 07 · Crescita e competitività

Come facciamo crescere l'Italia: la produttività non è un dettaglio tecnico, è il salario di domani

In una frase: rimuovere gli ostacoli che impediscono alle imprese italiane di crescere di dimensione e di finanziarsi, portare ricerca e istruzione terziaria ai livelli europei e togliere all'industria un costo dell'energia fuori mercato — perché senza produttività non esistono salari più alti né welfare sostenibile.

Temi correlati: 06 — Lavoro, salari e fuga dei cervelli · 02 — Tassazione delle rendite finanziarie · 01 — Patrimoniale sopra i 50 milioni

Il problema
"Vediamo l'era dei computer dappertutto, tranne che nelle statistiche sulla produttività." — Robert Solow, premio Nobel per l'economia, recensione a "Manufacturing Matters" di S. Cohen e J. Zysman, The New York Times Book Review, 12 luglio 1987
"L'iniziativa economica privata è libera. […] La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali." — Costituzione della Repubblica Italiana, art. 41 (in vigore dal 1° gennaio 1948)

Trent'anni di produttività ferma

Tra il 1995 e il 2024 la produttività del lavoro italiana è cresciuta in media dello 0,3% l'anno. Non è un rallentamento recente: è una linea piatta che attraversa cinque legislature, tre crisi e una pandemia. Negli ultimi due anni è addirittura arretrata — il 2,7% in meno nel 2023 e l'1,9% in meno nel 2024 — perché le ore lavorate sono aumentate più del valore aggiunto: si lavora di più, non si produce di più. Anche la produttività totale dei fattori, l'indicatore che misura l'efficienza complessiva con cui capitale e lavoro vengono combinati, è in calo dell'1,2%. E non è che il passato remoto fosse peggiore del presente: quello 0,3% medio annuo è identico se si guarda al solo decennio 2014-2024 — lo scrive l'Istat — cioè l'ultimo decennio non è andato meglio della media trentennale.

Questo dato spiega gli altri temi di questo sito. Un paese la cui produttività non cresce non può alzare i salari senza comprimere i profitti, né sostenere il welfare quando la popolazione in età lavorativa si riduce. È il motivo per cui nel tema 06 i salari reali italiani risultano fermi da trent'anni mentre altrove crescevano del 25-30%, e il motivo per cui nel tema 05 scriviamo che il calo della forza lavoro si affronta prima di tutto aumentando la produttività, non delegandolo alla sola immigrazione.

Perché la produttività non cresce: tre fatti scomodi

Le imprese non crescono di dimensione. L'86% delle imprese italiane in industria, costruzioni e servizi di mercato ha meno di dieci addetti. Non è un dettaglio statistico: le imprese piccole investono meno in tecnologia, esportano meno, pagano meno e adottano pratiche manageriali più arretrate. L'83% delle imprese sotto i dieci addetti è a proprietà e gestione familiare, e la selezione dei dirigenti dentro la famiglia o la cerchia stretta — invece che per merito e qualifica — pesa su innovazione e produttività. Anche la regione più produttiva, la Lombardia, ha l'83% di imprese sotto i dieci addetti: il problema è nazionale, non meridionale.

Il capitale non arriva. Solo il 3,9% delle società non finanziarie italiane si finanzia sul mercato dei capitali; tra quelle con più di 250 addetti la quota sale al 18,7%, ma le grandi imprese in Italia sono poche. Il finanziamento resta dipendente dal credito bancario, il risparmio delle famiglie — 11.700 miliardi di ricchezza netta — non si trasforma in capitale d'impresa, e venture capital e private equity restano sottodimensionati rispetto a quasi tutti i paesi OCSE.

Ricerca e competenze sono sotto la soglia europea. La spesa in ricerca e sviluppo è all'1,37% del PIL contro il 2,21% della media UE27, e la componente delle imprese si ferma allo 0,80%. Tra i 25-34enni ha una laurea il 24,4% degli uomini e il 37,1% delle donne, contro medie europee del 37,6% e 48,8%: un divario di oltre undici punti. Un'economia con poche imprese grandi e pochi laureati genera poca domanda di competenze — che è il motivo per cui chi le ha se ne va.

Elettricità per l'industria, prezzo medio 2024 — centesimi di euro per kWh
Italia
26,5
Germania
24,9
Francia
19,3
Spagna
16,7
ARERA su dati Eurostat, prezzi finali per i clienti industriali, media 2024. Nelle classi di consumo dove si concentra oltre metà dell'energia industriale italiana il prezzo è dell'11% e del 9% superiore alla media dell'area euro
Spesa in ricerca e sviluppo, quota del PIL
Media UE27
2,21%
Italia, totale
1,37%
Italia, imprese
0,80%
Istat, La ricerca e sviluppo in Italia. Il dato italiano totale è riferito al 2022, quello delle imprese al 2023; la media UE27 al 2022
La proposta

Quattro leve, non un elenco di buoni propositi

La produttività non è una leva: è il risultato. Quello che segue sono le quattro leve che, sulla base dei dati qui sopra, riteniamo capaci di produrlo — in ordine di solidità delle prove, non di popolarità.

1. Far crescere le imprese e aprire il mercato dei capitali

Nessun incentivo alla ricerca funziona in un tessuto di imprese troppo piccole per usarla. Proponiamo tre interventi convergenti: neutralità fiscale delle aggregazioni, perché oggi fondersi o entrare in una rete d'impresa comporta costi e discontinuità di agevolazioni che scoraggiano la crescita dimensionale; incentivi condizionati alla professionalizzazione del management, cioè legati all'ingresso di dirigenti selezionati per qualifica e non per appartenenza familiare, che è il canale con cui la piccola impresa può crescere senza perdere la proprietà; e canalizzazione del risparmio delle famiglie verso il capitale d'impresa attraverso fondi pensione e strumenti collettivi vigilati, con un ruolo del venture capital pubblico concentrato sulle start-up nella fase in cui il capitale privato non arriva.

Qui va dichiarata una tensione con il tema 02: mantenere i titoli di Stato al 12,5% mentre le altre rendite salgono rende il debito pubblico più attraente del capitale d'impresa per il risparmiatore. È una scelta consapevole — non vogliamo alzare il costo di finanziamento dello Stato — ma ha un prezzo, e il prezzo è esattamente sul mercato dei capitali di cui parla questa pagina.

2. Ricerca e capitale umano ai livelli europei

Obiettivo: portare la spesa in ricerca e sviluppo alla media dell'area euro entro il 2035, con uno sforzo pubblico e privato in parti uguali — è la raccomandazione dell'OCSE nel rapporto sull'Italia del 2026, e ha il vantaggio di essere misurabile ogni anno. Sul capitale umano: aumento dei posti nell'istruzione terziaria, comprese le lauree professionalizzanti brevi che in Italia sono quasi assenti, e una politica dei salari accademici e di ricerca che smetta di finanziare la formazione di persone che poi lavorano altrove. Il tema 06 documenta il costo di quella formazione regalata all'estero.

3. Togliere all'industria un costo dell'energia fuori mercato

Il prezzo del gas si forma sui mercati internazionali, ma il divario italiano non: nel 2024 l'industria italiana ha pagato l'elettricità 26,5 centesimi per kWh contro i 16,7 della Spagna, che compra il gas sugli stessi mercati. La differenza sta nel mix di generazione, nella capacità di stoccaggio, nelle reti e negli oneri di sistema. Proponiamo accelerazione degli iter autorizzativi per rinnovabili e accumuli, revisione degli oneri impropri caricati sulla bolletta industriale, e contratti di fornitura di lungo periodo a prezzo fisso per l'industria energivora, sul modello già in uso in Francia e Spagna.

4. Semplificazione e digitalizzazione, la leva a costo quasi zero

È la leva su cui sono tutti d'accordo e per questo la trattiamo brevemente: riduzione degli oneri di conformità che pesano in modo sproporzionato sulle imprese piccole, digitalizzazione effettiva delle procedure autorizzative, tempi certi della giustizia civile. Non produce miracoli da sola, ma è l'unica che non richiede risorse di bilancio — e la sua assenza vanifica tutte le altre.

La fonte
Verificata OCSE — "Economic Surveys: Italy 2026"

La fonte principale di questa pagina, verificata sul testo del rapporto: l'86% di imprese sotto i dieci addetti (83% in Lombardia), l'83% di imprese familiari tra quelle sotto i dieci addetti e il peso della gestione dinastica su innovazione e produttività, il 3,9% di società che si finanziano sul mercato dei capitali (18,7% sopra i 250 addetti, dal Censimento Istat delle imprese), il ritardo su venture capital e private equity, la raccomandazione di raggiungere la media dell'area euro in ricerca e sviluppo entro il 2035 con sforzo pubblico e privato paritario.

→ oecd.org — Economic Surveys: Italy 2026
Verificata Istat — "Misure di produttività, Anni 1995-2024" (report del 12 dicembre 2025)

Produttività del lavoro a -1,9% nel 2024, dopo il -2,7% del 2023, per effetto di ore lavorate in aumento del 2,3% e valore aggiunto a +0,4%. Produttività totale dei fattori a -1,2%, da -1,6% nel 2023. Il tasso medio annuo di crescita della produttività del lavoro è dello 0,3% nel decennio 2014-2024 — ed è, testualmente, "lo stesso tasso medio annuo di crescita del periodo 1995-2024".

→ istat.it — Misure di produttività 1995-2024 (PDF)
Istat — "La ricerca e sviluppo in Italia" e "Livelli di istruzione e ritorni occupazionali"

Spesa in ricerca e sviluppo all'1,37% del PIL contro il 2,21% della media UE27 e componente imprese allo 0,80%; quota di 25-34enni con titolo terziario al 24,4% tra gli uomini e al 37,1% tra le donne, contro medie europee del 37,6% e 48,8%.

→ istat.it — La ricerca e sviluppo in Italia
ARERA su dati Eurostat — prezzi finali dell'energia elettrica per i consumatori industriali

Media 2024: 26,5 centesimi per kWh in Italia, 24,9 in Germania, 19,3 in Francia, 16,7 in Spagna. Nelle classi di consumo in cui si concentra oltre metà dell'energia industriale acquistata in Italia, il prezzo è dell'11% e del 9% superiore a quello dei clienti omologhi dell'area euro.

→ arera.it — prezzi industriali dell'energia elettrica
Cosa non sappiamo ancoraNessuna delle quattro leve ha una stima di impatto sulla produttività italiana che possiamo dichiarare verificata. L'OCSE quantifica il costo di bilancio dell'obiettivo sulla ricerca intorno a mezzo punto di PIL, indicando come possibili coperture il taglio dei sussidi ai combustibili fossili e le revisioni di spesa, ma non esiste una stima pubblica e replicabile di quanti punti di produttività produrrebbe ciascun intervento, né in che tempi. Chi promette decimali di PIL da una singola riforma sta inventando precisione: noi qui non lo facciamo.
Due fonti restano senza bollo, e diciamo perché: i dati su ricerca e sviluppo e su istruzione sono ripresi dai comunicati Istat e non ancora riscontrati pagina per pagina sui rapporti completi; il confronto europeo sui prezzi dell'energia proviene dalla sintesi della Relazione annuale ARERA, non dalla tavola statistica originale.
Cosa ci farebbe cambiare ideaCambieremmo idea sugli strumenti se le imprese che crescono di dimensione, o che ricevono capitale e ricerca, non mostrassero una produttività più alta di quelle che restano piccole: vorrebbe dire che il problema italiano non è la scala, ma qualcosa che non abbiamo ancora capito.
Obiezioni
Non è contraddittorio tassare il capitale e chiedere che investa?
RispostaÈ l'obiezione che ci verrà rivolta per prima, e va presa sul serio perché tocca la coerenza dell'intero sito. La risposta sta nella base imponibile: le proposte dei temi 01, 02 e 03 colpiscono lo stock accumulato e le rendite — patrimoni oltre i 50 milioni, plusvalenze finanziarie sopra soglie alte, concentrazione immobiliare — non il rendimento del capitale investito in impresa né gli utili reinvestiti. Il pagamento in natura previsto per la patrimoniale va addirittura nella direzione opposta al disinvestimento: conferisce quote a un fondo sovrano, rendendo lo Stato azionista di minoranza invece di prelevare liquidità dall'impresa. Resta però vero che qualunque tassazione del capitale ha un effetto sugli incentivi: la nostra tesi è che in Italia il vincolo alla crescita non sia la scarsità di capitale disponibile, ma la sua mancata canalizzazione verso le imprese — e i numeri sul 3,9% di società che accedono al mercato dei capitali dicono esattamente questo.
Il PNRR ha portato 220 miliardi e la crescita è restata sotto l'1%: perché dovrebbe funzionare adesso?
RispostaÈ l'obiezione più solida, e viene da chi ha lavorato a quel piano: Francesco Giavazzi ha documentato che nel triennio 2023-2026 la crescita media del reddito è restata sotto l'1% nonostante quasi 220 miliardi, pari a circa il 10% del PIL annuo, di cui oltre 120 da restituire. Le due ragioni che indica sono i tempi lunghi con cui gli investimenti pubblici producono effetti e — più grave — il fatto che buona parte della spesa PNRR abbia sostituito investimenti già programmati invece di aggiungersi. È la ragione per cui qui non proponiamo un nuovo piano di spesa, ma interventi strutturali su regole, dimensione d'impresa e mercato dei capitali, che non richiedono di spendere di più ma di rimuovere ostacoli. Se la risposta fosse solo "più soldi", l'obiezione sarebbe fatale.
Le piccole imprese non sono la forza dell'Italia?
RispostaLo sono state, e i distretti industriali restano un patrimonio di competenze che nessun paese può replicare per decreto. Il punto non è la piccola dimensione in sé, ma l'impossibilità di crescere: un tessuto in cui l'86% delle imprese resta sotto i dieci addetti per decenni non è un modello, è un blocco. Non proponiamo di eliminare le piccole imprese né di sussidiare le grandi, ma di togliere gli ostacoli — fiscali, di accesso al capitale, di governance familiare — che impediscono a quelle capaci di diventare medie. La differenza è tutta qui: non selezionare i vincitori, ma smettere di penalizzare chi cresce.
L'energia costa per ragioni geopolitiche, non per scelte italiane
RispostaIl prezzo del gas si forma su mercati internazionali che nessun governo italiano controlla — e la rassegna di questi giorni, con il Brent che oscilla al ritmo degli attacchi nello Stretto di Hormuz, lo dimostra. Ma il divario con gli altri paesi europei è un'altra cosa: nel 2024 l'industria spagnola ha pagato l'elettricità 16,7 centesimi per kWh contro i 26,5 italiani, comprando il gas sugli stessi mercati. Quei dieci centesimi di differenza sono mix di generazione, capacità di stoccaggio, reti e oneri di sistema: tutte variabili di politica nazionale. La geopolitica spiega il livello, non il divario.
Impatto stimato
Chi ci perde
le posizioni protette dalla mancata crescita
Chi trae vantaggio dallo status quo: le imprese che restano piccole per non entrare in regimi fiscali e di controllo più onerosi, il management selezionato per appartenenza familiare anziché per merito, i settori che godono di oneri impropri caricati sulla bolletta di altri. E il bilancio pubblico nel breve periodo, per la parte di ricerca e istruzione che richiede risorse: l'OCSE stima il costo dell'obiettivo sulla ricerca intorno a mezzo punto di PIL.
bilancio
Chi ci guadagna
chi lavora, e chi vuole restare
Senza produttività non esistono salari più alti: è il nesso che il tema 06 documenta al contrario, con retribuzioni reali ferme da trent'anni. Ne beneficiano i lavoratori dipendenti, le imprese che vogliono crescere e oggi non riescono a finanziarsi, i giovani qualificati che troverebbero domanda di competenze in Italia, e il welfare — che con la popolazione in età lavorativa in calo da 37,2 a meno di 30 milioni entro il 2050 può reggere solo se ogni ora lavorata produce di più.

In sintesi: non proponiamo un nuovo piano di spesa né incentivi a pioggia, che l'Italia ha già provato con 220 miliardi di PNRR e crescita sotto l'1%. Proponiamo di rimuovere quattro ostacoli documentati: imprese che non possono crescere di dimensione, capitale che non arriva, ricerca e competenze sotto la soglia europea, energia fuori mercato. È il tema che tiene insieme gli altri sei: senza produttività, l'equità fiscale redistribuisce una torta che non cresce e la sostenibilità sociale diventa impossibile.

Glossario minimo: "produttività totale dei fattori", "mercato dei capitali", "oneri di sistema"
DefinizioniProduttività totale dei fattori: misura quanto valore si ottiene combinando lavoro e capitale, al netto della quantità di entrambi — cattura quindi progresso tecnico, organizzazione ed efficienza, non lo sforzo. Mercato dei capitali: l'insieme dei canali con cui un'impresa raccoglie denaro emettendo azioni o obbligazioni invece di indebitarsi in banca. Oneri di sistema: le voci della bolletta elettrica che non pagano l'energia ma finanziano altre politiche pubbliche, e che in Italia pesano sui clienti industriali più che altrove.

Temi correlati: 06 — Lavoro, salari e fuga dei cervelli · 02 — Tassazione delle rendite finanziarie · 05 — Immigrazione: canali legali, soccorso e responsabilità

Interazione

Giorgio Ascolta

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